Cari amici,
settembre è il mese della Franciacorta anzi del Franciacorta, la nostra bollicina lombarda.
Un
po’ per celebrare questo evento, un po’ perché siamo
freschi di molti assaggi e, ultimo ma nemmeno poi ultimo, perché
anche da noi si approssima la data di un evento importante a base di
bollicine, abbiamo deciso di ripercorrere i primi passi legati alla
nascita di questo grande prodotto.
Champagne: tra tutti i grandi vini del mondo, l’unico di cui si dice che abbia avuto un inventore.
L’uomo
cui si attribuisce tale merito era un monaco benedettino, Dom Pierre
Pérignon, tesoriere dell’Abbazia di Hautvillers.
Molte
le leggende e le fantasie raccontate su di lui, Pérignon era
diventato una specie di santo protettore della Champagne mentre
era ancora in vita.
Perché?
Fin dai tempi più
remoti la Champagne è stata teatro di scontri e guerre,
geograficamente essa si trova in uno dei grandi crocevia
dell’Europa. Negli anni sessanta del Seicento vi scorrazzavano
ancora gli eserciti: eppure fu proprio questo il periodo in cui lo
Champagne fece il suo grande balzo verso la notorietà.
Dom
Pérignon, allora ventinovenne, organizzò la vendemmia in
modo da ottenere un vino veramente bianco, studiando allo stesso
tempo, i migliori vigneti, i migliori tempi, le migliori tecniche
ed il miglior modo di conservare il vino per renderlo il più
aromatico possibile, sapido e vellutato.
Le regole auree stabilite al tempo di Dom Pérignon furono:
- usare
solo pinot noir (benché fossero disponibili anche altre uve:
pinot meunier, pinot gris, pinot blanc, chasselas e forse chardonnay);
- potare
a fondo le viti in modo che non superino mai il metro (per ricevere
meglio il calore determinato dal riverbero del suolo) e producano poca
uva;
- vendemmiare con ogni precauzione in modo che gli acini restino integri ed il più possibile freddi;
- non pigiare l’uva con i piedi per nessuna ragione e non permettere alcuna macerazione delle vinacce nel mosto.
Dom Pérignon studiava le materie prime con la massima cura ed assaggiava l’uva.
Fu
lui a scoprire che le uve di diversi vigneti, accostate secondo la loro
maturità e le loro caratteristiche legate al terroir producevano
un vino migliore e di qualità più costante di quello che
si sarebbe ottenuto dalle stesse uve pigiate separatamente. Mischiare
vari vini era cosa normale a quei tempi; ma si dice che il monaco
mischiasse addirittura le uve prima di mandarle al torchio.
Il suo meticoloso lavoro in cantina produsse un vino più stabile e più longevo.
Dom
Pérignon ha dedicato la sua vita a eliminare le bollicine dello
Champagne per farne un vino bianco migliore dei vini rossi di Borgogna
ma a Londra, ai tempi il più importante mercato vinicolo del
mondo, vinsero subito le bollicine, in Francia ci volle più
tempo. Luigi XIV diede il via al regolare commercio dello Champagne nel
1691: la fortuna dello Champagne era fatta. Allora era vietato vendere
o trasportare lo Champagne in qualsiasi recipiente che non fosse una
botte. Perciò il commercio dello Champagne frizzante era
impossibile!
Per tutto il XVIII secolo la maggior parte degli
Champagne rimasero vini tranquilli (e molti erano rossi). I clienti
più frivoli (e ricchi) che si affezionarono al saute-bouchon
erano solo una minoranza.
Inoltre allora in Francia non
esistevano che vetrerie a legna ed il vetro prodotto non era abbastanza
robusto per sopportare la pressione. Di fatto si trattava di vino
mousseux, imbottigliato in primavera , che rifermentava leggermente ma
abbastanza da far saltare il tappo a da dare quell’effetto
sablant che divenne tanto di moda.
Quando Dom Pérignon aveva
sessant’anni le preferenze del pubblico si orientavano sempre di
più verso quei vini frizzanti che egli aveva tentato di evitare
per tutta la vita.
La cantina era un fattore importantissimo,
specie con i vini frizzanti: una cantina profonda con temperatura
costante poteva essere il fattore decisivo per evitare che le bottiglie
esplodessero. Si dice che sia stato Dom Ruinart, un altro religioso
collega di Dom Pérignon a fare la sensazionale scoperta che
sotto la città di Reims esistevano enormi cave di calcare a
forma di imbuto, scavate dai Romani per ottenere pietra da
costruzione e dimenticate da molto tempo. Qui il nipote di
Ruinart fondò nel 1729 quella che viene considerata la
più antica casa produttrice di Champagne tuttora esistente.
A
parte i problemi di commercializzazione la presenza o meno nel vino
della spuma rimaneva aleatoria e la resistenza delle bottiglie alla
pressione estremamente dubbia.
Infatti dopo l’acquisti il
rischio di casse, cioè dell’esplosione, era a carico del
compratore. Bottiglie che esplodevano in percentuali dal 20 al 90%!
Bisognava
essere pazzi per attraversare una cantina di Champagne senza una
maschera di ferro! E difatti questo era il modo corrente di lavorare in
cantina a quei tempi, a rischio permanente della vita, o quanto meno di
gravi infortuni.
Nel 1735 fu promulgata un’ordinanza reale per
regolare la forma, la dimensione e il peso delle bottiglie, le
dimensioni del tappo da usare e il modo di assicurarli al collo della
bottiglia.
Restava la questione del sedimento. Qualsiasi
rifermentazione produce un residuo di cellule morte che rimangono
imprigionate nella bottiglia e producono un aspetto sgradevole nel
bicchiere. I primi bicchieri da Champagne del XVIII secolo,
dall’elegante forma conica a flûte, avevano spesso una
superficie ondulata per nascondere i leggeri sedimenti che potevano
essere presenti in sospensione nel vino. Più raramente ed in
presenza di molto sedimento si ricorreva al dépotage, travaso in
on’altra bottiglia che comportava dispendiose perdite del suo
prezioso gas.
Il metodo moderno del remuage ed in effetti
l’intero metodo champenoise arriva un secolo dopo. Per
l’intuizione, si narra, di un garzone al servizio della Vedova
Clicquot, che per tale scoperta avrebbe ricevuto ricchi premi in danaro
e in natura.
Questi sono i primi passi durati un secolo mossi
da questo incredibile vino, nessun altro vino e in genere nessuna
bevanda ha mai creato con le sue speciali qualità un
atteggiamento che si è fatto quasi stile di vita. Negli anni a
cavallo del Novecento, e non solo in Francia presso una certa categoria
di viveurs internazionali, “Champagne” era divenuta una
sorta di esclamazione propiziatoria, atta a rievocare le nottate nei
tabarins e le relative frivolezze
Possiamo chiederci quali fossero queste qualità ma probabilmente non faremmo fatica a riconoscerle.
Il
perfezionismo predicato dal tesoriere dell’Abbazia aveva dato al
mondo il primo vino di una qualità innegabile e irresistibile:
un modello inconfondibile che gli altri vini che aspiravano
all’eccellenza non potevano fare a meno di imitare.
Quest’anno
abbiamo deciso di rinnovare in maniera significativa la nostra
selezione di Champagne ed è anche per farvi conoscere una parte
di queste grandi e importanti novità che abbiamo pensato alla
degustazione
verticale
di sabato 10 ottobre alle 16.30. Potremo conoscere le tappe di
invecchiamento di un favoloso champagne naturale, quello creato da
André Beaufort di Ambonnay.
Vi attendiamo, quel giorno e anche tutti gli altri
Patrizia Galbiati
Bottega dell’Arte del Vino